Taming your mind / Domare la propria mente

by simonacampli

 

It is extremely difficult to stay alert and attentive, instead of getting hypnotised by the constant monologue inside your own head (…) learning how to think really means learning how to exercise some control over how and what you think. (..) Think of the old cliché about “the mind being an excellent servant but a terrible master”.

D.F. Wallace

 

This week I was reminded of the facilitating -and often overlooked- effect a mindful, present-centred, attentive mind can have on day-to-day tasks. While I dive in a new job and start to feel the pressure of a new environment, mixed with the slight self-doubt in covering a new role, then I find myself making silly little mistakes while cooking or writing an email or pouring the nth cup of coffee. Where is my conscious mind during those simple, habitual tasks?

The constant monologue inside the head so brilliantly defined by D.F. Wallace is, in fact, sometime a double-edged sword that could hit us with the same strength one can only consider normally as a tool, maybe The tool of human beings.

What happens when the usual stream of thoughts, maybe sometimes stronger than others under the pressure of stress, gradually becomes something more fixated, even obsessive, for a longer period of time? This is a common effect of emotional imbalances where feeling scared or too angry or devastated leads our mind into the self-trick of hyper-controlling behaviour, in the hopeless illusion of grasping what’s slipping away.

 

Sometimes happens that I cannot easily shake off the village. The thought of some work will run in my head and I am not where my body is — I am out of my senses. In my walks I would fain return to my senses. What business have I in the woods, if I am thinking of something out of the woods? – Henry David Thoreau

 

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E’ estremamente difficile essere attenti e presenti, invece di farsi ipnotizzare dal costante monologo dentro la propria testa (…) imparare come pensare significa veramente apprendere un controllo su come e cosa pensare  (..) Come in quel vecchio modo di dire “la mente può essere un ottimo servitore ma anche un terribile padrone”.

D.F. Wallace

 

Questa settimana mi ha portato ancora una volta davanti alla consapevolezza – molto spesso poco considerata – di quanto una mente presente e attenta possa influire su semplici compiti quotidiani. Mentre mi immergo in un nuovo lavoro e comincio a sentire la pressione di un nuovo ambiente, insieme alla leggera insicurezza che di solito accompagna l’assunzione di un nuovo ruolo, mi ritrovo a fare piccoli errori nelle più semplici attività di tutti i giorni come nel cucinare o nello scrivere una email o nel versarmi l’ennesima tazza di caffé. Dove é la mia solita mente consapevole in queste semplici prove?

Il costante monologo interiori, così brillantemente descritto da D.F. Wallace può, in effetti, trasformarsi alle volte in un’arma a doppio taglio potente quanto é complesso ciò che normalmente consideriamo il principale strumento di noi esseri umani.

Cosa succede quando il flusso di coscienza, a volte più forte e imponente sotto la pressione di un maggiore stress, gradualmente si cristallizza e fissa, persino in forma ossessiva, per un periodo di tempo prolungato? Questo é un comune effetto di squilibri emotivi come sentirsi paralizzati dalla paura o travolti dalla rabbia o sconvolti nella perdita, quando la nostra mente si rivolta in un comportamento iper-controllante nella illusione senza speranza di aggrapparsi a ciò che sta sfuggendo o scivolando via.

 

A volte capita che non riesca a farmi scivolare addosso il villaggio. Il pensiero del lavoro si contorce nella mia testa e io non so più dove il mio corpo si trovi – sono fuori dai miei sensi. Nelle mie camminate sono lieto di ritornare nei miei sensi. Che ci sto a fare nella foresta, se sto pensando a qualcosa che é fuori dalla foresta?

Henry David Thoreau

 

 

 

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